URBANISTICA A’ LA CARTE

Ancora non ci eravamo ripresi dalla approvazione della variante al Regolamento Urbanistico di Firenze che, di fatto , sostituisce il restauro e il risanamento edilizio con la ristrutturazione edilizia, che rende ammissibili gli stessi interventi, dalla ordinaria manutenzione fino ad una fantomatica ristrutturazione edilizia “limitata”  (frazionamenti interni,  mutamenti di destinazione d’uso con qualche adattamento volumetrico), per  tipologie edilizie le più diverse, dalle emergenze di valore storico-architettonico, purché non vincolate dalla Sovrintendenza, agli edifici di interesse documentale, dimostrando così di considerarle tutte equivalenti, con buona pace delle analisi storico tipologiche degli anni ’80 e ’90 .

Ed ecco che leggiamo su Repubblica del 6 novembre che l’Ordine degli Architetti, non pago dei risultati raggiunti con l’approvazione della suddetta variante, dichiara che non basta. Occorre infatti “allargare le maglie dei vincoli e valutare caso per caso cosa sia possibile fare e cosa no”. E la risposta del Comune , per bocca dell’Assessore Bettarini, non è scandalizzata, anzi: propone di parlarne dal momento che ritiene giusto il ragionamento degli architetti in quanto contiene una riflessione aderente ai bisogni della vera tutela:  gli architetti  non si accontentano della ristrutturazione “limitata”,  no, vorrebbero poter fare anche le demolizioni, le modifiche di sagoma, delle coperture, dei livelli dei piani. Per questo chiedono che il prossimo Regolamento approcci in modo diverso il patrimonio edilizio esistente differenziando la classificazione e la tutela in relazione alle caratteristiche dei singoli edifici. Ma come? Non esistevano già le tipologie edilizie differenziate che consentivano interventi diversi a seconda della loro rilevanza storica e monumentale? Ma avevamo capito che una tale normativa risultava troppo restrittiva e che gli stessi Ordini professionali avevano chiesto che le norme venissero modificate, come è stato fatto col nuovo Regolamento Urbanistico e con le sue varianti. Insomma, con la scadenza del RUC, nel 2019, si assisterà ad ulteriori novità e si vedrà se ci sarà un ritorno al passato, cosa di cui è lecito dubitare, oppure, circostanza più probabile, si darà via libera ad una urbanistica à la carte.

Intanto apprendiamo, sempre da Repubblica, in un articolo di Cesare De Seta del 7 novembre nel quale si fa un po’ di storia dell’abusivismo in Italia, che “Berlusconi anche quest’anno è tornato a promettere condoni edilizi”:  secondo il suo pensiero, basterebbe dichiarare l’inizio dell’attività e il rispetto delle leggi. I controlli si farebbero solo dopo (ed in ogni caso si opererebbe affinché ciò che è stato costruito rimanga).

Per quanto si tratti di casi assai differenziati, da una parte regole per il patrimonio storico fiorentino appena approvate, dall’altra una normativa nazionale soltanto ipotizzata che vorrebbe collegarsi ad un interventismo “di necessità” , si assiste ad una tendenza generale che appare assai preoccupante: non sembra difficile pensare che in ogni caso l’iniziativa del privato si sovrapporrà sempre di più a quella del pubblico, sia esso  Stato o Ente locale, fino a sostituirsi totalmente ad esso, contravvenendo ad ogni parvenza di logica urbanistica (fatte salve, si capisce, le procedure burocratiche). Sempre più spesso, con l’aiuto delle nuove normative, il privato potrà scegliersi gli interventi edilizi che più gli convengono e le modalità per farseli approvare.

In particolare, per ciò che riguarda Firenze, “città d’arte”, tutte le recenti e presumibilmente future modifiche alle normative riguardanti il patrimonio edilizio esistente, soprattutto quello compreso nel centro storico, sembrano finalizzate all’allontanamento dei residenti per venire incontro ad una economia sempre più legata al turismo. Frazionamenti, mutamenti delle destinazioni d’uso, demolizioni interne anche dei solai, sono interventi che mirano a realizzare i cosiddetti “affitti turistici”, una buona rendita  e un richiamo irresistibile per qualsiasi proprietario cui sia lasciata la libera scelta fra un corretto restauro del proprio appartamento per abitarlo, o un disinvolto stravolgimento per  mettere a profitto le superfici ed i volumi a sua disposizione.

Ricordando con Pier Luigi Cervellati che senza residenti non c’è città, riteniamo che il nuovo indirizzo urbanistico assunto dal Comune di Firenze vada nella direzione contraria ad una corretta tutela che preveda sì il risanamento necessario ad una moderna residenza ma ponga un deciso freno a quegli interventi che snaturano l’anima di una città: a questo proposito citiamo la proposta di legge che lo stesso Cervellati assieme alla associazione Bianchi Bandinelli ha messo a punto per la tutela della residenza.

http://www.bianchibandinelli.it/2018/11/11/una-legge-per-salvare-le-citta-darte-intervista-a-vezio-de-lucia/

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