INIZIATIVA PER LE GUALCHIERE DI REMOLE

Riceviamo e diffondiamo l’annuncio di questa importante iniziativa 

AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI FIRENZE E SOPRINTENDENZA MIBACT: CASCINE DELENDAE SUNT 2018

Ovvero come si può continuare a violentare e distruggere il più importante parco pubblico di Firenze!

Avevamo utilizzato questo celebre motto coniato da Marco Porcio Catone contro Cartagine, per definire la scelta dell’amministrazione Comunale di ospitare nel parco delle Cascine l’edizione Firenze Rocks 2017 e il conseguente stupro perpetrato ai danni del più importante parco pubblico dichiarato dallo Stato monumento di particolare valore storico, artistico e monumentale.

https://cittadiniareafiorentina.wordpress.com/2017/06/13/amministrazione-comunale-cascinae-delendae-sunt/

Quella nostra denuncia purtroppo non è servita a nulla anzi si è pensato bene di riproporre ancora più potenziata l’iniziativa anche quest’anno. Così il nostro Sindaco può vantarsi di aver riportato Firenze ad essere capitale italiana del rock con l’assenso della Soprintendenza ai Beni Culturali di Firenze che così dimostra di aver ormai rinunciato a quello che è il suo ruolo istituzionale (la tutela). In realtà cede ad un uso privato una porzione rilevante del parco pubblico più importante della città nato come luogo dove i cittadini sovrani possono vivere il loro tempo libero all’aria aperta a contatto con la natura e le testimonianze storiche lì conservate in pace e gratuitamente. Dal 14 al 17 giugno i cittadini proprietari e destinatari di questo bene pubblico saranno espropriati di questo loro diritto e saranno obbligati ad un rapporto col parco non come sovrani ma come consumatori all’ interno di una grande operazione di marketing musicale che a nostro avviso non ha nulla a che vedere con alcuna motivazione culturale.
Noi saremmo contrari ad eventi del genere nel parco delle Cascine anche se fossero gratuiti, ma non possiamo tollerare che un bene pubblico sia concesso per eventi a pagamento con biglietti che vanno dai 55-70 euro dei posti unici (cioè popolari) a qualche centinaio di euro per i posti vip.
Anche se una coscienza ecologica seria ci dovrebbe fare riflettere sulla opportunità di mega eventi pubblici e sulla loro sostenibilità in un contesto urbano ormai ampiamente saturato e consumato dall’ uomo, siamo dell’idea che se si vuole fare eventi musicali di questa portata si debbano individuare aree compatibili con la natura degli interventi e non calarli in contesti che non li possono contenere come quelli di un parco pubblico storico come le Cascine.

Quello che vediamo con i nostri occhi in questi giorni alle Cascine è vergognoso accaparramento di patrimonio pubblico in nome di operazioni di marketing, finta innovazione, insomma barbarie.

TIGLIO CADUTO: UN ARTICOLO E UN COMUNICATO STAMPA.

Sull’episodio del tiglio caduto su un pulmann di turisti sul Lungarno del tempio, un articolo di Stamp Toscana riferisce sul comunicato stampa del CCTA (Coordinamento cittadino tutela degli alberi)

Caduta del tiglio, CCTA: “Unica soluzione, un piano (vero) del verde” 

tiglio tempio

Firenze – Non rincorrere la paura. E’ questo il messaggio che giunge, dopo la tragedia sfiorata del tiglio abbattutosi su un pullman di turisti nel lungarno del Tempio a Firenze, dal CCTA, acronimo che sta per Coordinamento Cittadino Tutela Alberature e da Italia Nostra, in una nota rivolta all’amministrazione e all’intera città, sottoscritta da Lorenzo Orioli (CCTA – Coordinamento Cittadino Tutela Alberi), Mario Bencivenni (CCTA -Coordinamento Cittadino Tutela Alberi), Leonardo Rombai (ITALIA NOSTRA – Firenze). Perché il vero problema, se gli alberi cadono, non è far fuori gli alberi fiorentini con un intervento di abbattimento seriale, ma programmare un vero “piano del verde” che preveda, oltre gli abbattimenti che a volte sono necessari, la “cura”. Ovvero, manutenzione e accudimento di queste creature arboree che fanno muro contro l’inquinamento umano, dall’aria ai rumori, oltre a creare veri e propri ecosistemi attorno a se’.  Tanto più che gli abbattimenti seriali se risolvono il problema, lo fanno a breve termine, non rimuovendo le cause per cui gli alberi cadono ma limitandosi agli effetti.

“Ci preoccupa che l’Assessore all’Ambiente, dopo l’incidente, abbia confermato la bontà del piano di sostituzione delle alberature avviato nella passata estate – dicono dal CCTA – attenzione a non pianificare (semmai sia mai stato pianificato il verde in questa città) rincorrendo la paura, anche se legittima.
Non bisogna rischiare di fare un passo indietro di anni come ha ribadito il prof. Stefano Mancuso nel suo intervento sulla stampa cittadina”.

Il problema, ribadiscono dal coordinamento, è che gli alberi non cadono per caso, e  l’abbattimento indiscriminato, a calendario, che l’amministrazione propone, può evitare i danni a terzi per incidenti, solo nel breve periodo, ma non agisce sulle cause sul lungo periodo. “Le cause si risolvono con la manutenzione, il buon impianto, le giuste potature, il monitoraggio periodico, il controllo delle ditte, aspetti che l’amministrazione elude programmando tagli che non sempre sono necessari e talora risultano sbagliati. Il rischio zero non esiste”.

Tornando sulla questione del tiglio di Lungarno del Tempio, ci si accorge che le cause della caduta possono essere molto più complesse di quanto ci si possa immaginare a primo acchito. “Se si scoprisse che la caduta del tiglio sul lungarno è stata causata dai lavori per i mondiali del ciclismo del 2013 per il rifacimento dell’asfalto, come è intuibile immaginare e come testimoniato dai cittadini residenti, si capisce che un approccio gestionale basato sull’abbattimento preventivo è fuori luogo, oltreché causa di altri danni ambientali dovuti all’eliminazione di quei benefici ecologici sempre più necessari in un ambiente urbano inquinato, e per i quali l’amministrazione è responsabile”, incalzano dal CCTA.

E dunque? “La risposta che ci auguriamo dall’amministrazione di Firenze è una risposta ponderata e partecipata dell’amministrazione stessa alla gestione del verde a Firenze. Riconfermiamo che l’unica strada possibile, per affrontare con la dovuta serietà che la problematica delle alberature urbane richiede, è procedere ad un vero piano del verde concordato e discusso con tecnici, associazioni ambientaliste e comitati dei cittadini, prima che con le ditte”.

VARIANTE AL R.U : UNA RISPOSTA ALL’ ASSESSORE BETTARINI

 

Anche sollecitato da un nostro notiziario dedicato all’avvio del dibattito sulla Variante al Regolamento Urbanistico per il patrimonio storico architettonico https://cittadiniareafiorentina.wordpress.com/2018/04/13/iniziato-liter-per-la-variante-al-regolamento-urbanistico/
l’Assessore Bettarini ci ha scritto una lettera esponendoci le ragioni dell’amministrazione.
Pubblichiamo a seguire la nostra risposta.

Gentili signori,

la materia di cui si discute ha un forte contenuto tecnico, e un’ altrettanto forte sostanza politica: si cambiano gli strumenti urbanistici e si mantiene inalterata la tutela.

Probabilmente la complessità della vicenda ha fatto sì che l’informazione riguardo agli effetti della variante, al momento all’attenzione del Consiglio Comunale, sia stata veicolata in maniera non corretta.

Cercherò, per questo,di ripercorrerla. La questione è assai complessa e la giurisprudenza prevalente e consolidata, soprattutto del giudice penale, ha stabilito criteri di applicazione del tipo di intervento restauro e risanamento conservativo del tutto nuovi rispetto a quelli sinora adottati. Le attuali condizioni non permettono più il recupero e il riuso degli immobili come attuato negli ultimi quaranta anni. Si è reso quindi necessario, sulla base dei diversi criteri stabiliti dalla giurisprudenza, procedere alla revisione del Regolamento Urbanistico in modo da poter conservare gli stessi livelli di tutela sugli immobili di interesse storico-architettonico e documentale sinora garantiti con l’intervento di restauro e risanamento conservativo, con l’intervento di ristrutturazione edilizia a tale scopo mitigato con consistenti limitazioni.

Conseguenza del passaggio dal restauro e risanamento conservativo alla ristrutturazione edilizia con i limiti sotto indicati a parità di consistenza materiale dell’intervento, è l’assoggettamento di tutti gli interventi a Permesso di Costruire (art. 10, comma 1, lett. c) DPR 380/2001) o SCIA sostitutiva (art. 23 DPR 380/2001), ambedue soggetti al regime sanzionatorio penale in caso di difformità (art. 44 DPR 380/2001), in luogo della semplice SCIA.

L’operazione che si intende avanzare con la variante si può sinteticamente riassumere nei seguenti punti:

mantenere inalterata la classificazione del patrimonio edilizio esistente di interesse storico-architettonico e documentale operata dal Regolamento Urbanistico;

mantenere inalterato il livello di tutela tipico di un intervento conservativo introducendo la ristrutturazione edilizia con i seguenti limiti che, pur non enunciando espressamente il rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali (art. 3, comma 1, lettera c) del DPR 380/2001), ne traducono di fatto il significato:

non sia prevista la demolizione dell’edificio esistente ad eccezione delle superfetazioni;

non sia incrementato il volume lordo complessivo;

non sia modificata la sagoma ad esclusione della eliminazione delle superfetazioni e di modeste modifiche necessarie a migliorare la funzionalità delle coperture;

non sia modificata sostanzialmente la composizione dei prospetti sulla via pubblica;

non sia modificata la distribuzione principale interna (androni, corpi scale, ecc);

non siano modificati l’imposta e i materiali (salvo quando si operi su elementi privi di interesse) degli orizzontamenti strutturali;

non sia modificata la quota di imposta della copertura fatte salve modeste modifiche necessarie a soddisfare esigenze di consolidamento non altrimenti conseguibili, da attuarsi con tecniche e materiali compatibili;

siano mantenuti gli apparati decorativi ove presenti.

Quanto ai beni culturali la variante non intende in nessun modo sottrarre gli immobili notificati al controllo dell’Amministrazione comunale bensì eliminare ogni possibile ambiguità tra tutela del bene culturale, sua integrità materiale, recupero, protezione e trasmissione dei suoi valori culturali (competenza della Soprintendenza) e pianificazione urbanistica riferita allo stesso bene (disciplina degli usi, carico urbanistico, dimensionamento), di esclusiva competenza del Comune.

Il Nulla Osta della Soprintendenza è, come sempre, conditio sine qua non per poter attivare qualsiasi intervento edilizio su un bene culturale. Al titolo edilizio compete la verifica della conformità rispetto alle norme urbanistiche ed edilizie di dettaglio.

In sintesi: con questo provvedimento si intende dare certezza del diritto a chi opera sul patrimonio edilizio esistente di interesse storico-architettonico e documentale alla luce del rinnovato quadro normativo e giurisprudenziale, perseverando nella tutela ed evitando l’abbandono e il degrado. Di più: il regime sanzionatorio di carattere penale rappresenterà sicuramente una tutela aggiuntiva per la conservazione del patrimonio edilizio e architettonico di pregio.

Cordiali saluti.

Assessore Giovanni Bettarini


Qui sotto la nostra risposta

 

Gentile Assessore,

siamo ben consapevoli del fatto che la disciplina urbanistica dei centri storici è questione assai complessa: non a caso, come lei ben sa, avevamo indirizzato, ancora una volta inascoltati, una lettera al Sindaco nella quale chiedevamo che questa materia  forse oggetto di un vero dibattito pubblico che precedesse la procedura dell’adozione/osservazioni/approvazione prevista per legge.

Riteniamo che il Comune di Firenze, nel predisporre la Variante, abbia intrapreso un percorso che rende la materia ancora più complessa, se non addirittura contorta. Può essere che la giurisprudenza, in particolare in materia penale, abbia stabilito criteri di applicazione dell’ intervento di restauro e risanamento conservativo “del tutto nuovi” rispetto a quelli adottati negli ultimi anni dal Comune di Firenze, ma certamente, nel farlo, ha utilizzato il buon senso ed ha manifestato giustificate preoccupazioni per la tutela. Infatti il giudice, rinvenendo nella normativa del Comune di Firenze esclusivamente due strumenti, la SCIA e il PERMESSO DI COSTRUIRE, ha determinato che per il cambio di destinazione d’uso degli edifici storici dovesse essere applicato il Permesso di costruire anziché la SCIA (strumento fino a quel momento utilizzato dal Comune) proprio per non lasciare alla sola discrezionalità dei professionisti la realizzazione di trasformazioni talvolta riguardanti interi comparti di tessuto storico e in grado di condizionare pesantemente l’identità dei luoghi.

Nel redigere la Variante, il Comune di Firenze ha dedotto dalla decisione del giudice della Cassazione (secondo la quale il cambio di destinazione deve essere rilasciato con  Permesso di costruire)  che non si dovesse più parlare di restauro bensì di ristrutturazione edilizia, operando un erroneo slittamento delle finalità della sentenza. Infatti, in questo modo, si sdoganano anche negli edifici storici interventi quali il frazionamento dell’immobile con incremento del numero delle unità immobiliari e conseguente incremento del carico urbanistico, ed altri interventi “pesanti” quali la modifica delle quote di imposta dei solai o degli elementi portanti verticali. Ma non solo: si svuota di significato il semplice intervento di restauro e risanamento conservativo che, in ogni caso, non può essere rilasciato con SCIA (come da sentenza della Cassazione).

Vorremmo infine rassicurarLa circa i suoi dubbi a proposito della correttezza dell’informazione sulla Variante in quanto abbiamo ben compreso la duplice finalità dell’operazione, quella di “adeguarsi” alla sentenza della Cassazione da un lato, e dall’altro quella di favorire le iniziative dei privati per poter rendere appetibili sul mercato gli edifici storici.

Ci rammarichiamo comunque che ancora una volta, proprio mentre viene dato l’assalto alla città da parte di mire speculative di ogni tipo, la tutela degli edifici storici risulti in balia di una normativa farraginosa e poco attenta alle esigenze di una corretta conservazione del nostro patrimonio edilizio. Patrimonio unico al mondo, ma che nella sua fruizione incontrollata si sta sempre più omologando e uniformando a quello di tutte le altre “città d’arte” fino a rischiare di perdere la propria identità.

Cordiali saluti

l’associazione Cittadini Area Fiorentina

 

UN VOLUME SUI CENTRI STORICI

Segnaliamo un’ altra interessante iniziativa sui centri storici

UN CONVEGNO SUL PAESAGGIO

Segnaliamo questa importante iniziativa sul tema del paesaggio
programmata per l’11 maggio

CHI ROMPE PAGA E NON PERSEVERA

La selva di pali delle linee tranviarie attorno alla Stazione

Stando alle cronache cittadine, Dario Nardella, impostando nei giorni scorsi la prossima campagna elettorale, forniva i fedelissimi di un vademecum per metterli in grado di discutere di tre argomenti: tramvie, aeroporto e strade. Su questi temi, ne è convinto, si gioca la sua rielezione. Così ai partecipanti all’ incontro sono state fornite le risposte giuste per qualsiasi quesito possano porre i cittadini. Un po’ come era successo all’ epoca del referendum sulle tranvie nel 2008.

Affrontando la polemica sui pali della Stazione, il Sindaco – sempre stando alla cronaca di Marzio Fatucchi sul Corriere Fiorentino – ha spiegato che occorre bloccare sul nascere polemiche che, nell’ ultimo anno di campagna elettorale, possono essere ferali: come quella appunto dei pali. Ma cosa rispondere ai fiorentini indignati per lo scempio della Stazione (e non solo) ? “Che il progetto è stato presentato e approvato in tutte le sue parti e, al momento, non c’è necessità di modificarlo”. Per farlo occorrerebbero tempi, procedure e soprattutto ingenti investimenti [per rifare da capo un progetto sbagliato, n.d.r.]. Una volta che il sistema tranviario sarà in pieno esercizio, sarà possibile valutare eventuali migliorie [per esempio ridipingere i pali]. E questo è tutto.

Insomma dopo aver gravemente compromesso il patrimonio monumentale di Firenze costoro pensano di poter ‘andare a comandare’ di nuovo senza alcuna conseguenza. 

La polemica sui pali però qualche crepa nella sicurezza della Giunta deve averla prodotta perché il Sindaco, invitato dall’ad di Ferrrovie Renato Mazzoncini, si è recato ad Utrecht, in Olanda, per vedere insieme a suoi collaboratori, a Stefano Rossi ad di Busitalia e a Stefano Bonora, ad di Ataf, due tipi di bus elettrico: i VDL da 18 m. della Qbuzz, azienda olandese recentemente acquistata dal Gruppo FS Italiane, e il più versatile Aptis di 12 m. della Alstom. Entrambi con possibilità di ricarica in meno di 10 minuti al capolinea (fast recharge).

Una vettura elettrica Aptis della Alstom

La busvia elettrica dovrebbe essere impiegata per il collegamento tra il centro di Firenze e Bagno a Ripoli, lungo il percorso previsto della tramvia e forse, chissà, anche in centro, magari provvisoriamente.

Per chi però pensasse che finalmente si voglia fare qualcosa di sensato arriva immediata la doccia fredda. Infatti contestualmente la Giunta ha annunciato che è stata assegnata la gara per la progettazione del prolungamento della Linea 2 da Peretola verso Sesto F.no e della Linea 4. 2a e b dalle Piagge verso San Donnino e Campi Bisenzio, vinta per l’appunto dalla francese Systra Sa, legata a Ratp con un ribasso di gara del 26,89%. Tanto per non scontentare nessuno.

Sia chiaro, quella del bus elettrico è una buona idea e l’ abbiamo sostenuta su questo blog insieme a tante altre soluzioni più attuali ed evolute rispetto alla funesta tramvia realizzata. Ma è una buona idea ad alcune condizioni:

1. che si cancelli definitivamente il prolungamento della Linea 2 per Lavagnini, Libertà, S. Marco e si adotti la ’busvia’ come soluzione permanente e non transitoria

2. che la ‘busviaattraversi diametralmente il Centro Storico da est ad ovest e viceversa realizzando ciò che venticinque anni fa avrebbe dovuto essere il primo obbiettivo per la mobilità di un’amministrazione dalla parte dei cittadini

3. che la si adotti anche per assicurare i collegamenti nella Piana, rinunciando al proposito di prolungare la Linea 2 e di sostituire ad una utile linea ferroviaria (la tratta Leopolda – stazione Cascine) una inutile linea tranviaria (la Linea 4)

4. che si faccia, come più volte da noi richiesto, il Piano della Mobilità e dei trasporti di tutta l’area fiorentina

Crediamo infine che sarebbe l’ora che una questione di questa rilevanza fosse oggetto di un vero Dibattito pubblico che coinvolga seriamente e in modo trasparente anche e soprattutto tecnici qualificati, università, rappresentanti delle associazioni ambientaliste e comitati dei cittadini che si occupano di tutela del patrimonio della città.