IL CAPPIO AL COLLO

 

Nel ‘buco’ di Campo di Marte i cespugli hanno ricominciato a crescere

—————————————————————————————————————————————-

Alla fine tutti coloro che si sono adoperati per decenni a promuovere e puntellare il progetto TAV di Firenze un obbiettivo lo hanno raggiunto: quello di danneggiare gravemente la città.

L’inizio dello scavo, dapprima previsto per settembre, è stato rimandato a data da destinarsi per conto del Ministero dell’Ambiente, causa ulteriori verifiche sullo smaltimento delle terre di scavo. Tanto che ci si chiede se qualcuno vuole bloccare anche il progetto con la Foster ridotta, sostenuto dall’amministrazione comunale e che al momento è solo uno schema.

Purtroppo, in tutt’e due le ipotesi, tunnel o non tunnel, la città ha già perso. Le due ipotesi che si prospettano però hanno conseguenze diverse.

Se infatti il tunnel venisse fermato, nell’area ex Macelli-Belfiore, dove i lavori non si sono mai interrotti, qualcosa vi sorgerebbe comunque.

L’AV continuerebbe ad attestarsi a S.M. Novella, incrementando il traffico con gli adeguamenti tecnologici già previsti, mentre parte del traffico AV continuerebbe ad attestarsi a C. Marte. La città si troverebbe con l’ennesimo buco in più da gestire, ma diminuirebbe l’emorragia finanziaria e resterebbero aperte future possibilità di miglioramento nell’assetto del Nodo Questo sarebbe il male minore.

Lo stato di avanzamento dei lavori nell’area ex Macelli dove dovrebbe sorgere la mini Foster

—————————————————————————————————————————————-

Se invece, dopo ‘l’anno sabbatico-elettorale’ iniziasse lo scavo del tunnel, potrebbero esserci danni al sottosuolo e al soprasuolo in misura maggiore del previsto e ritardi nell’esecuzione dei lavori con lievitazione dei costi. Sempre che la Procura non metta nuovamente sotto inchiesta i costi delle forniture o le modalità di smaltimento delle terre di risulta.

Soprattutto verrebbero danneggiati i viaggiatori che, sbarcando nell’area ex Macelli, potrebbero impiegare anche mezz’ora per raggiungere i treni regionali in S.M. Novella (o viceversa), e in più ne risentirebbero i bilanci di RFI per  l’eccessivo costo di gestione della Foster. In base ad uno studio del 2016, la rinuncia a S.M. Novella in favore della Foster, vedrebbe una diminuzione del 15% dell’utenza delle ‘Frecce’, a vantaggio della concorrenza che continuerebbe ad utilizzare S.M. Novella. Per questo Ferrovie aveva fatto sapere di non voler  rinunciare a quest’ultima.

Per questo era stato subito chiaro che la soluzione della ‘mini Foster’ era una trovata dell’ultim’ora di parte dei poteri locali (politici, economici e sindacali) per uscire dal vicolo cieco in cui si erano cacciati. Ora però qualcuno a Roma deve essersi chiesto se anche questa ipotesi è sufficiente a giustificare una spesa comunque ingente. Senza considerare che, se il tunnel fosse realizzato, si chiuderebbero irrimediabilmente future possibilità di miglioramento dell’assetto del Nodo. E questo sarebbe il male maggiore per la città.

Mentre Eugenio Giani, Presidente del consiglio regionale, chiede ancora una volta che il progetto venga realizzato integralmente, gli amministratori locali preferiscono far parlare ambienti tecnici e universitari come l’Associazione AMT che ha indetto un convegno nei prossimi giorni per riesumare, tra le altre proposte, la vecchia fermata ‘Circondaria’, esclusa fin dal 2011 da tutti gli accordi tra Ferrovie ed Enti locali.

Proposte avanzate per coprire gli errori compiuti da una generazione di amministratori locali, su cui ci siamo più volte espressi

Il festival delle panzane

Bufale,chimere ed altri mostri

E’ la Foster l’errore irreparabile

Sull’origine di quegli errori la Corte dei Conti e la Magistratura dovrebbero far luce. L’unico modo che la città ha per sottrarsi a questo cappio che la sta strangolando è mandarli a casa quegli amministratori, impedendogli di fare altri danni.

Ma prima di ciò occorre:

  • azzerare l’insostenibile progetto del sottoattraversamento TAV
  • pretendere il rafforzamento e l’innovazione tecnologica proposta da Ferrovie nel Nodo di S.M. Novella per aumentarne la capacità
  • imporre un potenziamento infrastrutturale tra Rovezzano e Figline dove maggiormente l’A.V. interferisce con il trasporto regionale
  • programmare il decollo di un vero Servizio Ferroviario di bacino.

Infine:

SI GIUNGA IN BASE AD UNA SERIA ANALISI COSTI – BENEFICI AD UN CHIARO MODELLO DI UTILIZZAZIONE DEL NODO CONFRONTANDO TRA LORO DIVERSE SOLUZIONI URBANISTICHE, TRASPORTISTICHE ED AMBIENTALI.

SI APRA FINALMENTE UN VERO DIBATTITO PUBBLICO A FIRENZE E NELLA REGIONE PER INDIVIDUARE CIO’ CHE VERAMENTE SERVE.

 

 

 

 

LA CADUTA DELLE STATUE

ovvero

le basi fragili del marketing artistico

La statua di cera di Fischer caduta in Piazza Signoria
 La notizia per Firenze è eclatante: a cadere non sono gli alberi ma le statue e in particolare una di quelle recentemente messe dall’amministrazione comunale in piazza Signoria!

 Nel lungo e difficile rapporto tra Firenze e l’arte contemporanea (fatto anche di imprevisti incidenti stradali), il crollo di una statua di cera quasi in testa ai numerosi turisti e cittadini di passaggio in Piazza Signoria non si era mai visto. Quanto avvenuto giovedì 5 ottobre ad una delle statue di Urs Fischer, collocate tra molte polemiche di fronte a Palazzo Vecchio insieme ad una discutibile scultura metallica alta 12 m, non ha nulla a che fare con lo spirito critico dei fiorentini. Piuttosto è frutto dell’attivismo di una generazione di homines novi, amministratori e funzionari locali, ministri, operatori culturali, che venerano l’intrattenimento, la visibilità e il marketing nella gestione dei monumenti e degli spazi pubblici.

L’uso di Piazza della Signoria che, come di tanti altri luoghi monumentali di Firenze (per esempio il giardino di Boboli), dovrebbe essere deciso da un team di esperti, è diventato di fatto un terreno favorevole a compiacenze e scambi opachi tra poteri pubblici poco neutrali, faccendieri, gallerie e sponsor. Su questo occorrerebbe fare maggiore chiarezza in considerazione del fatto che spesso la scelta effettuata sembra aleatoria rispetto al valore culturale dell’opera esposta.

Appena l’anno scorso nell’importante convegno tenuto a Firenze (19 maggio 2016, Aula Magna del Rettorato) sul tema “Attualità dell’effimero urbano. Dai Medici alla città metropolitana” la denuncia e la critica di questo fenomeno di asservimento di spazi esteticamente connotati del centro storico sono state il filo conduttore degli interventi di studiosi ed esponenti della cultura quali Marco Dezzi BardeschiMariella Zoppi, Mauro Cozzi, Corrado Marcetti, fra i quali anche  una spietata disamina del non fiorentino Pier Luigi Panza.

Ma nonostante la presenza in quell’occasione di rappresentanti dell’amministrazione comunale e del loro consulente per l’arte contemporanea Sergio Risaliti, si continua imperterriti “come prima, più di prima”.

Questo fatto ci sembra grave anche perché pensiamo che l’arte contemporanea (ma anche l’arte del passato) costituirebbe un ottimo veicolo per la riqualificazione e la ricucitura sociale delle periferie e della città tutta. Pertanto sarebbe auspicabile un ulteriore potenziamento delle politiche culturali verso altre parti di città, promuovendo mostre, installazioni e concorsi.

I fiorentini, spesso ipercritici nei confronti delle novità fin dal Medioevo e dal Rinascimento, sono in genere capaci di riconoscere la vera cultura.

Ad esempio quanto organizzato da Virgilio Sieni e dal suo Centro nazionale di produzione sul linguaggio del corpo e della danza nel quartiere dell’Isolotto dal 22 al 24 settembre, dopo un percorso preparatorio durato alcuni mesi, ci indica un positivo rapporto tra Firenze e l’arte contemporanea. Tre giornate intense ed emotivamente coinvolgenti che hanno dimostrato che quest’ultima può trovare una sua nuova legittimità estetica anche raggiungendo una dimensione etica ed ecologica che la liberi dall’angustia e dalla volgarità in cui il marketing la sta relegando.

Installazione ‘Viale d’oro’ nel Quartiere dell’Isolotto

Ma allora chi fa veramente cultura nella ‘culla del Rinascimento’ ?

 

 

A PROPOSITO DELLE ALBERATURE URBANE

 

Le indicazioni scientifiche disattese dal Comune di Firenze

L’abbattimento  di centinaia e centinaia di alberi della foresta urbana fiorentina già attuato e quello ancora più consistente da attuare da parte dell’Amministrazione comunale non ha un piano/progetto organico e condiviso, ma solo roboanti affermazioni per la stampa del Sindaco Nardella che annuncia un’Onda verde, o quelle ancora più eclatanti del prof. Ferrini che dichiara di essere a conoscenza addirittura di un piano ventennale. Infatti il dirigente responsabile del verde pubblico fiorentino ci ha dichiarato per iscritto che non esiste alcun piano e fino a prova contraria, dobbiamo ritenerla l’unica fonte ufficiale attendibile.

In realtà sulle questioni degli indirizzi scientifici e tecnici  del Comune di Firenze abbiamo scoperto una cosa abbastanza interessante.

Forse pochi sono a conoscenza che il 9-10 ottobre 2002 si è tenuto a Firenze presso l’ Accademia dei Georgofili, il secondo congresso dell’ UNASA (Unione Nazionale delle Accademie per le scienze applicate all’ agricoltura, alla sicurezza alimentare ed alla tutela ambientale) dedicato alla  “Conferenza nazionale sul verde urbano”. Gli atti delle due giornate della Conferenza a cui hanno partecipato numerosi specialisti provenienti da varie città italiane, e fra questi anche il prof. Ferrini,  sono stati pubblicati in un volume l’anno successivo (Firenze, Polistampa, 2003, pp. 344).

Ci  avrebbe fatto  piacere che chi si occupa del verde urbano a Firenze avesse letto i numerosi interventi relativi all’area fiorentina lì contenuti, ma ci saremmo accontentati almeno che si fosse limitato alle “ Considerazioni conclusive” della conferenza riportate nell’ultima pagina degli atti.

Poiché ci sembra  che nessuno dell’ Amministrazione comunale di Firenze l’abbia fatto riproduciamo qui di seguito il testo delle Considerazioni dagli atti della Conferenza.

Dalla lettura di questo documento risulta evidente come l’ Amministrazione comunale fiorentina stia da anni disattendendo completamente queste indicazioni provenienti da una conferenza di grande autorevolezza scientifica.

Le Considerazioni a nostro avviso costituiscono un’ulteriore legittimazione dell’azione di contrasto che come cittadini stiamo portando avanti per fermare questo gravissimo progetto di deforestazione urbana e di barbara distruzione di un prezioso bene comune avviato dall’ Amministrazione comunale di Firenze.

 

Sull’argomento vedi anche:

Articolo di Stamp Toscana di giovedì 5 ottobre

CASCINE OCCUPATE, LIBERATE, DANNEGGIATE

 

CASCINE OCCUPATE

Fig. 1. Il viale Lincoln occupato illegalmente per la festa dell’Unità dall’11 agosto al 27 settembre 2017.

CASCINE LIBERATE

Fig. 2. Il Viale Lincoln il 30 settembre 2017.

 

CASCINE DANNEGGIATE

Figg.3, 4, 5.   2 ottobre 2017: immagini dello stato in cui è stato lasciato l’accesso principale al giardino della Catena dopo la chiusura della Festa dell’Unità: chi deve risarcire e pagare questi danni?

L’INCUBO SIETE VOI

CHE STATE DISTRUGGENDO FIRENZE

“Lo so, sono previsioni da incubo, Ma questa città va cambiata” – ha detto giorni fa Stefano Giorgetti Assessore ai lavori pubblici e alla viabilità – parlando della circolazione dei prossimi mesi in una Firenze assediata da 8 anni di ‘rivoluzioni del traffico, di cantieri della tramvia e di croniche congestioni.

A proposito di traffico se la Giunta comunale dice senza imbarazzo che il peggio deve ancora venire, noi temiamo che quel momento verrà quando il sistema tranviario entrerà in esercizio.

Basta osservare alcune immagini dei progetti definitivi delle linee tranviarie ricavate dal sito del Comune.

Fig. 1 – La circolazione definitiva nel settore Belfiore-Rosselli. Le linee azzurre indicano i flussi veicolari una volta che la linea 2 entrerà in esercizio. Le frecce indicano la direzione del flusso, le cifre il numero di corsie in quel tratto.

Ad esempio la circolazione definitiva del settore Belfiore–Rosselli. (Fig. 1)

Chi provenendo dalle direttrici Marcello, Redi o doppio sottopasso Strozzi vuol dirigersi ad Est, dovrà spingersi fino al piazzale della Porta al Prato per invertire la direzione sul V.le Rosselli. Le 3 +3 corsie del viale Belfiore diventeranno 2 in direzione Ponte alla Vittoria e 2 sul piazzale di Porta al Prato, mentre in direzione Rosselli, per un breve tratto sono 2 + 3 riducendosi a 3 in direzione Strozzi (+ 1 nel controviale per il traffico locale). Il risultato si può immaginare.

Chi invece provenendo da piazza della Libertà vuole dirigersi verso Romito-Corridoni dovrà compiere un’ardua giravolta risalendo la rampa lungo la ferrovia da piazzale Montelungo.

Percorsi tortuosi attendono anche chi provenendo dalla zona Statuto vuole dirigersi verso piazza della Libertà.

Si dirà che con la tramvia la macchina va lasciata ferma, ma dove lasciarla senza adeguati parcheggi di corrispondenza nei nodi di massima frequenza ?

Si dirà che una volta ‘sbarazzatici’ delle auto potremmo affidarci a servizi sussidiari e marginali come il car sharing o il bike sharing, utilizzare la riorganizzata rete bus, andare a piedi o usare il treno.

Mancano però le condizioni per poter rinunciare al mezzo privato.

Infatti con le nuove linee tranviarie:

  • uno dei problemi storici di Firenze, quello dell’attraversamento Est–Ovest, sul quale si è esercitata per decenni la cultura urbanistica (asse attrezzato, tuboni, ecc), non è neanche affrontato, anzi si aggrava
  • non è risolto il problema dell’accessibilità ad un Centro storico sempre più segregato, soprattutto dopo la pedonalizzazione del Duomo
  • un eventuale miglioramento nell’offerta di trasporto pubblico conseguente alla realizzazione delle linee tranviarie, avverrebbe solo nel loro intorno, infatti:

a –  non diminuirebbe il traffico operativo che non può utilizzare il trasporto pubblico (da lavoro, per trasporto merci e business)

b – non diminuirebbe il traffico sistematico dovuto alla disseminazione della residenza nell’area metropolitana ed all’aumento di funzioni a ridosso dell’area centrale

conseguentemente vi sarà sempre un traffico non servito dai mezzi pubblici, neanche dai nuovi tram che si limitano a sostituire, e solo parzialmente, vecchie linee bus, come la 23 e la 14.

Manca insomma, come più volte denunciato, un Piano della mobilità, e poiché non si conosce la città che la tramvia dovrà servire, allora, come dice Giorgetti, quella città la si cambia, in ragione del contratto di project financing firmato con la società di gestione delle tramvie.

https://cittadiniareafiorentina.wordpress.com/2017/09/08/periferie-in-centro/

Osservando il tracciato dei binari attorno alla stazione di S.M. Novella poi abbiamo qualche dubbio anche sull’efficienza del servizio tranviario in sé. (Fig. 2)

Fig. 2 – Il bivio Diacceto/Alamanni. La linea 2 proveniente da Aeroporto usa gli stessi due binari della linea 1 proveniente da Scandicci e viceversa

Nel tratto comune, tra bivio Unità/Valfonda e bivio Diacceto/Alamanni, le due linee, avendo binari comuni, subiranno turbative e interferenze, con forte riduzione delle frequenze complessive.

Il capolinea della linea 2 sarà in P.za Unità mentre il collegamento Unità-Valfonda entrerebbe in funzione qualora si realizzasse la Variante al Centro storico per Lavagnini-Libertà. (Fig. 3)

Quando questo si realizzasse anche il tratto Valfonda-Lavagnini avrà binari comuni per un totale di 1.200 m, tra bivio Diacceto/Alamanni e bivio Strozzi/Lavagnini.

Questa perturbazione delle frequenze si sarebbe evitata se la linea 3.1 fosse transitata nel sottopasso Rosselli-Strozzi, come previsto in origine.

 Fig. 3 – Nel nodo di S.M. Novella la linea 3.1 proveniente da Alamanni userà gli stessi due binari della linea 2 da capolinea Unità fino al bivio Strozzi/Lavagnini 

Di fronte a questo sconquasso, destra e sinistra di opposizione (dem e non dem) tacciono. Ed è quasi meglio perché l’ultima volta che hanno parlato hanno riesumato l’inutile e dannoso passaggio del tram dal Duomo.

https://cittadiniareafiorentina.wordpress.com/2017/01/28/rieccoli/

 

Tutto ciò, aggiungendosi agli “eventi” che tanto spesso si riversano sulla città, potrebbe limitare fortemente la mobilità, con forte depressione economica e generale decadimento urbano e dell’intero territorio fiorentino.

 L’area metropolitana alla fine, risulterà priva non solo di uno specifico sistema di trasporto, ma anche di una pianificazione della mobilità a scala adeguata

 

 

 

 

 

 

A PROPOSITO DELLE ALBERATURE DELLA CITTA’

Basta con le improvvisazioni estemporanee e schizofreniche del Sindaco e della Giunta nella gestione del verde urbano.

La questione dei massicci abbattimenti già eseguiti e di quelli annunciati e previsti è questione di primaria importanza per la vita della città e dei suoi cittadini, in quanto interessa uno dei beni comuni  più importanti che influenzano in modo decisivo la vivibilità della città sotto i profili estetico, igienico-sanitario e ambientale. Per questo motivo dovrebbe essere una questione eminentemente politica nel senso del governo della città e invece sta sempre più diventando una questione giudiziaria.

Proprio perché il destino delle nostre alberature come cittadini ci interessa tantissimo, mentre speriamo che la magistratura porti velocemente a compimento le indagini avviate per verificare la sussistenza  di comportamenti o azioni che si configurino come reati, vorremmo riportare la questione nell’ambito della politica amministrativa della città e sulla base di alcuni principi a nostro avviso fondamentali e purtroppo costantemente disattesi quali la trasparenza e la partecipazione.

Il caso dei numerosi abbattimenti di alberi già eseguiti e in corso di realizzazione è sotto questo aspetto emblematico.

Agosto: L’assessore competente e i dirigenti del settore verde urbano a seguito delle proteste dei cittadini per i primi massicci abbattimenti (viale Corsica) annunciano che si è avviato un piano di rinnovo delle alberature urbane del 10% dell’intero patrimonio (7.500 alberi).

L’entità dell’intervento farebbe pensare ad un vero e proprio progetto, che invece al di là delle frequenti esternazioni a supporto fornite alla stampa e ai mezzi di comunicazione a tutt’oggi è inesistente.

Le comunicazioni che provengono dalla giunta comunale risultano vaghe, approssimative, e spesso contraddittorie tanto da fare apparire addirittura l’azione dei nostri amministratori come schizofrenica.

Oggi sulla base di una nostra richiesta di accesso agli atti avanzata all’Assessore all’Ambiente

siamo in gradi di fornire una prova di questo modo approssimativo di procedere.

Proprio nei giorni in cui sulla stampa, forse per fronteggiare in qualche modo le azioni giudiziarie avviate dalla Procura della Repubblica, il sindaco Nardella annuncia un grande piano di incremento delle alberature urbane denominato “Onda verde” il suo Assessore all’Ambiente attraverso il Dirigente del verde urbano risponde così ad una nostra richiesta di accesso agli atti per poter visionare il progetto di abbattimento e reimpianto di 7.500 piante annunciato:

«Per quanto riguarda il rinnovo degli alberi della città, si fa presente che le scelte vengono fatte all’atto della programmazione e della progettazione degli interventi. Tali scelte scaturiscono dalla valutazione del rischio correlato alla presenza degli alberi che si modifica nel tempo in relazione alle condizioni fitosanitarie e di stabilità degli stessi e in base a quanto si osserva in occasione degli eventi atmosferici».

Cioè in parole povere non esiste un piano generale e quindi secondo una prassi ormai consueta delle ultime Giunte comunali il criterio guida che ispira gli interventi è “ Si naviga a vista!”.

 

A nostro avviso la complessità della città dei nostri giorni dovrebbe suggerire una prassi amministrativa basata sulla cultura del progetto che sembra ormai sempre più dimenticata da chi ci amministra.

Ritornando alla questione  del patrimonio arboreo pubblico, quindi dei cittadini, vorremmo ricordare alcuni esempi di quella che abbiamo chiamata schizofrenia amministrativa:

  1. Nel dicembre 2016 è stato approvato un nuovo “Regolamento del patrimonio arboreo” di Firenze, alle cui disposizioni si dovrebbero ispirare tutti gli interventi anche quelli attuati da agosto. Purtroppo quel documento è carta straccia in quanto manca del regolamento attuativo che è ancora in corso di adozione.
  2. L’amministrazione comunale fornisce soltanto dati quantitativi delle piante abbattute e delle piante che si reimpianteranno trascurando invece altri dati qualitativi ancora più importanti per capire cosa si fa e in particolare cosa si abbatte e cosa si reimpianta; e ancora e soprattutto come si reimpianta. Come cittadini vorremmo infatti sapere non solo quanto si spende, ma come si spende per esempio avendo informazioni sui contenuti degli appalti di reimpianto delle nuove piante e vedere come è definita la parte relativa alla preparazione del terreno e la messa a dimora delle nuove piante. In tutti i manuali di giardinaggio e di orticultura da secoli pubblicati questa azione  della messa a dimora di una pianta è considerata particolarmente importante.
  3. Il ritornello costante e ormai insopportabile che sentiamo ripetere dai nostri amministratori è quello dell’incolumità dei cittadini e dei rischi connessi alla caduta degli alberi. Non sentiamo mai una parola che rimandi all’importanza estetica, igienico-sanitaria e ambientale della foresta urbana.
Quanto sopra detto , fra tanti altri, fa emergere  un aspetto che ci inquieta in modo particolare: per il Sindaco e chi ci amministra gli alberi sono un problema e un pericolo, per noi sono una risorsa e un bene prezioso da curare e custodire. Questa ci sembra una questione eminentemente politica e vogliamo che se ne torni a parlare nelle sedi deputate a partire dal consiglio comunale.

Qui sotto la lettera inviata al Sindaco sulla questione delle alberature

Al Sindaco di Firenze_Alberature

Sul tema è anche uscito un articolo sul giornale on line Stamp Toscana

http://www.stamptoscana.it/articolo/toscana-cronaca/comitato-cittadini-onda-verde-il-piano-

 

NUOVI CANTIERI CULTURALI ISOLOTTO

Segnaliamo questa importante iniziativa culturale
nel link sottostante tutti i dettagli

http://www.virgiliosieni.it/nuovi-cantieri-culturali-isolotto/