PER UN’ALTERNATIVA ECONOMICA CONCRETA


 Segnaliamo questa interessante iniziativa culturale per lunedì prossimo

 


Libera Università “Ipazia” & Giardino dei Ciliegi

19 giugno 2017, ore 17,30

Via dell’Agnolo 5 Firenze

Incontro con

Lorenzo Marsili

Co-autore insieme a Yanis Varoufakis del libro Il terzo spazio. Oltre establishment e populismo, Editori Laterza

Introducono Aldo Ceccoli e Anna Picciolini

 


Ci troviamo a vivere un momento … carico di contraddizioni e di rischi. L’Europa è ormai un campo di battaglia diviso tra un establishment in bancarotta e nuovi nazionalismi reazionari. È più urgente che mai creare un terzo spazio … capace di mettere in campo un’alternativa concreta a un sistema economico fallito e a una democrazia corrotta, che finalmente superi la falsa opposizione tra Europa e Stato nazionale.

 

Amministrazione comunale: “CASCINAE DELENDAE SUNT”

Ovvero come si  può violentare e distruggere il più importante parco pubblico di Firenze !

La parafrasi del celebre motto di Marco Porcio Catone contro Cartagine, potrebbe sintetizzare il modo di amministrare il primo e più importante parco pubblico fiorentino  perseguito dalle  amministrazioni comunali fiorentine da più di venti anni, e che la giunta Nardella – succedanea della precedente Renzi – sta perfettamente interpretando.

Su l’edizione fiorentina de “la Repubblica” di domenica 11 giugno ben due pagine della cronaca locale annunciavano un’altra tappa importante della “riqualificazione” del parco portata avanti dal Sindaco:

Visarno Arena: la città del rock è diventata realtà”

 

Le Cascine trasformate in ‘città del Rock’ in una foto scattata il 12 giugno

Il Visarno è il grande podere delle Cascine compreso fra il  fosso Macinante, via della Catena, il Viale degli Olmi e Via delle Cascine, che fino a qualche anno fa ospitava l’omonimo ippodromo.

Insomma un’altra vasta area del parco privatizzata e trasformata in luogo di intrattenimento a forte impatto urbanistico.

Le dimensioni dell’intervento e le sue caratteristiche traspaiono bene dal tono entusiastico dell’ articolo/peana di Fulvio Paloscia sui lavori in corso per realizzare la ”nuova città del rock”:


«È come costruire una città nella città. Quelli delle Nozze di Figaro, la società che  non solo organizzerà la lunga estate rock dell’ippodromo del Visarno, ma che sta anche allestendo l’arena dal nulla, le chiamano “opere di urbanizzazione”  …Lavorano alle Cascine da un mese pensando non solo ai concerti di quest’anno, ma anche al futuro. Il concertone dei Radiohead, mercoledì 14, sarà la prima pietra di uno spazio live che si prospetta come uno dei più importanti d’Italia. Qualcosa che cambierà il volto della città…».  

Alcuni dati: «…hanno potenziato la cabina ENEL che sta nei sotterranei della tribunetta dell’ippodromo, hanno scavato un tunnel nel campo che, attraverso dei cavi collegati a questo “cuore elettrico”, portano l’elettricità ai poli opposti dell’arena … Nella zona backstage hanno realizzato carichi e scarichi d’acqua per i camerini. Per agevolare i lavori di allestimento del palco

(fronte 46 metri, altezza 19[sic!]), e per eliminare polveroni nella zona che ospita gli artisti, sono stati portati quintali di ghiaia, poi disposti su un tessuto-non tessuto che protegge la terra sottostante e fa sì che non si creino pozze in caso di pioggia. Tutta la zona artisti è stata pavimentata con assi di legno e recintata; nel pomeriggio del concerto, i Radiohead alloggeranno in “container” appositamente creati (sono la fusione di due prefabbricati): spaziosi, frigobar, doccia e aria condizionata. Ce ne sono 25 [Sic!]. La zona del pubblico è sterminata. Il doppio, e forse anche di più, dello scorso anno, circondato dal villaggio di tensostrutture che ospiteranno bar, ristoranti (anche vegetariano e vegano), la cassa dei “token”, i tagliandi che useranno al posto del denaro. Senza contare i “Truks” che alcuni sponsor porteranno , quando, dal 23 giugno prenderà il via  il Firenze Rocks, il festival di Live Nation …”

—————————————————————————————————————————————

Fra le perle dell’articolo quelle dedicate all’ ampia zona sottopalco destinata alle mamme in attesa e ai disabili. Non una parola sul fatto che questa nuova città nasce all’interno di un parco storico sottoposto a vincolo di tutela storico artistica e paesaggistica.

Non un dubbio sul fatto che un bene storico, artistico e ambientale, per di più indebolito da uno stato di sofferenza gravissimo dovuto ad una stagione calda e asciutta, possa sopportare un evento che attrarrà 50.000 spettatori.

Non una domanda sull’ adeguatezza delle autorizzazioni per un’operazione di tipo urbanistico di queste dimensioni.

Né se sia eticamente ammissibile che una ampia porzione di parco pubblico, venga sottratta all’ uso pubblico e destinata  a spettacoli a pagamento.

Tanto meno, si chiede il giornalista, se una città del Rock alle Cascine, a poche centinaia di metri da popolosi quartieri residenziali, non presenterà nella lunga estate di eventi qualche problema di inquinamento acustico ai danni di chi la sera desiderasse dormire o riposarsi in pace, e anche della fauna del parco.

Del resto ci sembra che queste domande non se le sia poste neanche il Sindaco, né l’assessore all’Ambiente, che sembra aver passato la delega dei giardini al collega al Patrimonio, né i presidenti del Q1 e del Q4, né il Soprintendente unico che risiede a palazzo Pitti, né il Prefetto.

Probabilmente saremo accusati di essere conservatori che guardano solo al passato, ma noi non siamo affatto contrari all’ innovazione e al cambiamento. Ciò che si profila davanti ai nostri occhi però è altra cosa: vergognoso accaparramento di patrimonio pubblico in nome di operazioni di marketing, finta innovazione, barbarie.

Ai laudatori contemporanei delle “magnifiche sorti e progressive” consigliamo una visita nell’ ex ippodromo delle Mulina dopo l’altrettanta magnificata e celebrata manifestazione di Art Flora dell’anno passato. Ecco cosa resta di quest’altro pezzo delle Cascine toccato dalle lungimiranti scelte della Giunta di Firenze.

L’ attuale stato di abbandono dell’ex ippodromo delle Mulina

 

PASTICCI EDILIZI: SI DICE RESTAURO MA SI FA RISTRUTTURAZIONE

 

La clamorosa sentenza della Cassazione n.6873/2017 pubblicata lo scorso 14 febbraio e comparsa sulla stampa nei giorni scorsi, la quale, partendo da un caso fiorentino, ha stabilito che per il cambio di destinazione d’uso occorre il permesso di costruire, ha gettato nel panico proprietari di immobili e ordini professionali impegnati in decine di interventi di trasformazione edilizia, dall’ ex tribunale di Piazza S. Firenze, alla Borsa Merci, alla ex Manifattura Tabacchi, ecc.

Eppure la ratio ispiratrice della sentenza è molto semplice: qualora si intervenga anche modestamente su un edificio, al fine di ottenere un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente, con cambio di destinazione e/o incremento delle unità immobiliari, si configura un intervento di ristrutturazione edilizia e non di restauro.

 La questione, per la Cassazione, non è senza conseguenze. Infatti, col Piano Strutturale e col Regolamento Urbanistico vigenti nel Comune di Firenze, gli interventi di restauro si possono realizzare con una semplice DIA (oggi SCIA), cioè con una dichiarazione unilaterale del progettista.

 Una semplificazione assolutamente scorretta, secondo noi, degli interventi di restauro, di per sé complessi e che richiederebbero il controllo attento del Comune e la presentazione di una serie di elaborati storici (e talora artistici) per giustificare e consentire l’intervento stesso.

Ma ancora più improprio è far passare per interventi di restauro delle vere e proprie ristrutturazioni edilizie, peraltro soggette, oltre che all’ autorizzazione del Comune, al versamento dei contributi previsti per legge.

Veniamo al caso in questione: la trasformazione in una multiproprietà super lusso del Palazzo Tornabuoni a Firenze. Costruito alla metà del XV secolo da Michelozzo,  ristrutturato nel 1736 da Ferdinando Ruggieri, arricchito poi nel corso dell’ Ottocento e dei primi del Novecento con  interventi di arredo artistico, quali l’elegante copertura in ferro vetro realizzata per adibire il cortile a  salone della Banca Commerciale, l’edificio  è di rilevante interesse storico artistico, soggetto a vincolo e inserito in zona A del Comune di Firenze. Ebbene, con una serie di DIA succedutesi nel tempo (ben 18), si è proceduto alla modifica delle sue destinazioni d’uso privilegiando quelle commerciali e direzionali, e realizzando una serie di residence esclusivi.

Il processo penale sulla vicenda si era risolto nel 2014 con l’assoluzione dei nove imputati. Ma nell’ autunno scorso la Cassazione aveva annullato il verdetto, imponendo di rifare l’appello per presunti abusi edilizi.

La Corte di Cassazione sostiene infatti che in questi casi l’opera non può essere spezzettata artificiosamente per consentire una serie infinita di DIA, ma va considerata complessivamente e autorizzata con vero e proprio titolo abilitativo da parte del Comune.

Questa norma di buon senso, oltre che di rispetto della disciplina urbanistica generale, ha suscitato in particolare la reazione dell’Ordine degli Architetti, giunto ad invocare l’intervento dei parlamentari e del Governo per scongiurare il “blocco urbanistico”. Appello prontamente raccolto dal Governo che ha predisposto un emendamento al testo unico dell’edilizia del 2001, pare per intervento diretto del ministro Luca Lotti. Con esso si stabilisce che il mutamento di destinazione d’uso di un immobile può essere consentito con pratica di restauro a condizione che sia compatibile con le funzioni previste dal Regolamento Urbanistico o dai piani attuativi. Ma allora forse fino ad ora tali mutamenti di destinazioni d’uso venivano fatti in barba al Regolamento Urbanistico o ai piani attuativi?

Gianantonio Stella sul Corriere della Sera dello scorso 3 giugno vedeva in Firenze e Venezia due città martiri e si chiedeva retoricamente se il turismo sia una risorsa economica o piuttosto la causa di incuria e di rovinoso disordine.

Al  tempo stesso però il giornalista, nel compatire i sindaci delle due città alle prese con problemi più grandi di loro, dimenticava che sono essi stessi a non averli saputi arginare e talvolta ad averli colpevolmente incoraggiati.

PER CIO’ CHE RIGUARDA FIRENZE E’ CERTO CHE CONTINUANDO CON UNA POLITICA URBANISTICA DI SVENDITA E LAISSEZ FAIRE, CHE INCORAGGIA NEI FATTI UN TURISMO INVASIVO E DISTRUTTORE (AMPLIAMENTO AEROPORTO, MANO LIBERA ALLE GRANDI IMMOBILIARI E ‘MANGIFICI’ A RAFFICA), VALE A POCO BAGNARE I SAGRATI DELLE CHIESE.

 

 

 

PORCHERIE FLUVIALI (secondo episodio)

 

Sono passati 7 mesi dalla controversa ricostruzione del Lungarno Torrigiani – quello con la ‘pancia’ – dopo il crollo che un anno fa aveva aperto una voragine davanti agli Uffizi. Eppure la strada di cantiere costruita sul fiume in quell’ occasione non è stata ancora demolita (con il consenso dell’Autorità idraulica ?). Né sappiamo se i costi di demolizione a tutt’ oggi risparmiati (da chi ?) fossero compresi nel preventivo dell’opera o se il suo completamento, con relativo collaudo, non comprendesse (e perché mai ?) la demolizione di quella strada.

Ricordiamo a scanso di equivoci che:

  • la pista a valle del Ponte alle Grazie è il prolungamento di un percorso sul greto che inizia all’ altezza del’ex ‘Fabbrica dell’acqua’ sotto Piazza Poggi
  • che questa strada di cantiere è già stata investita da una pericolosa piena 2 giorni dopo l’inaugurazione del Lungarno
  • che essa è costituita da materiale incoerente nel tratto più stretto del fiume e a ridosso delle basse arcate del Ponte Vecchio.
  • che, in quanto opera provvisionale non collaudata è da escludere un suo qualsiasi uso in concessione.

Intanto il Comune di Firenze e la Regione Toscana hanno firmato un accordo per adottare regole uniformi per concedere spazi sul greto dell’Arno a fini ricreativi e culturali nella zona del Ponte S. Niccolò, presso il Lungarno del Tempio, nella zona a sinistra dello sbocco dell’ Affrico e sotto Piazza Poggi.

Va benissimo voler recuperare per quanto possibile il grande spazio urbano e naturale dell’ Arno che i fiorentini stanno riscoprendo. Va benissimo l’utilizzazione del greto e delle acque per  installazioni artistiche provvisorie o per eventi culturali. Ma il tutto, secondo noi, dovrebbe essere preceduto da una coerente pianificazione urbanistica che definisca un’ area e  ne regoli le funzioni in vista della costituzione di un vero Parco fluviale. Tale recupero – sull’ esempio di noti e virtuosi esempi europei – dovrebbe comprendere anche una complessiva riconversione dell’ uso dei Lungarni e una potente rinaturalizzazione delle rive e delle acque del fiume nel territorio comunale.

La quantità di progetti, mostre, convegni e pubblicazioni accumulatesi sull’ argomento nel corso del tempo appare peraltro pletorica e contrasta con la modestia delle realizzazioni. Da più di due decenni infatti – come confermano anche recenti vicende https://cittadiniareafiorentina.wordpress.com/2017/04/07/porcherie-fluviali/

–  la politica del Comune, si muove sostanzialmente in direzione opposta: quella del mero sfruttamento commerciale di questi spazi.

Invece molto ci sarebbe da fare per la sicurezza del bacino dell’Arno, visto che il rischio di alluvione permane. Lo dice il Comitato Scientifico internazionale (ITCS), costituito da 6 esperti di alcune università, tre italiane e tre internazionali il quale, interpellato dal Comitato di Coordinamento Firenze 2016 in occasione del 50° anniversario dell’alluvione del 1966, sottolinea il significativo rischio di inondazione che permane e l’esiguità delle azioni che sono state realizzate per contrastare la minaccia  di un catastrofico evento alluvionale

In pratica, dicono questi esperti, non si tratta di sapere se un altro evento simile si verificherà, ma quando si verificherà.

C’è tanto da fare secondo noi anche per la pulizia delle acque, la seconda delle condizioni per poter parlare di fruizione dell’Arno prima ancora che di Parco fluviale. Ciò non può che passare dal riordino dei collettori in città oltre che dalla depurazione delle emissioni.

Limitandoci all’ oggi poniamo al Sindaco, che tanto si spese per la più rapida riparazione del Lungarno (qualcuno lo ritiene un poco onorevole rabbercio) , alcune semplici domande:

  • perché la strada di cantiere non è stata ancora smantellata ?

  • quali garanzie e quali programmi sono stati presentati dalla società Publiacqua per la messa in sicurezza e la manutenzione della rete idrica della città (particolarmente nel tratto centrale) e per non far ricadere sui cittadini i danni di eventuali insufficienti manutenzioni o gestioni, riversandone poi i costi nelle bollette ?

  • quali azioni sono state intraprese o intende intraprendere nei confronti delle Autorità competenti per contrastare ‘la minaccia del prossimo catastrofico evento alluvionale’ e per superare ‘l’esiguità delle azioni poste in essere’ ?